Riqualificazione Sede Prodis: HARQUITECTES Unisce Storia e Funzionalità Sociale a Terrassa
La nuova sede di Prodis, sviluppata da HARQUITECTES tra il 2020 e il 2024, si inserisce nel contesto delle antiche navate industriali del complesso Vapor Cortès a Terrassa, con l'intento di trasformare un segmento cruciale del patrimonio industriale catalano in uno spazio civico contemporaneo. Il progetto è stato concepito con una profonda attenzione alla struttura preesistente, valorizzando la stratificazione storica come elemento fondante della nuova realizzazione. Le navate originali esibivano la tipica architettura industriale ottocentesca, caratterizzata da solidi muri perimetrali in laterizio, pilastri regolarmente distribuiti, campate di dodici metri con capriate in legno e una copertura tradizionale. Nel corso del tempo, l'area intermedia, originariamente una via di servizio, era stata occupata da strutture eterogenee, compromettendo la chiarezza spaziale iniziale. Il valore del complesso risiedeva non tanto nella sua perfezione formale, quanto piuttosto nella sua configurazione urbana a 'pettine' (navata-strada-navata), nella sua immagine archetipica di fabbrica e nelle imperfezioni accumulate dalle varie modifiche nel corso dei decenni. Contemporaneamente alla trasformazione fisica, Prodis ha intrapreso una revisione della propria missione, passando dall'offerta di attività produttive protette per persone con disabilità a un'apertura verso la società, promuovendo l'interazione diretta con la cittadinanza e conferendo al lavoro una dimensione relazionale ed emotiva.
La strategia progettuale principale si è focalizzata sul ripristino della via centrale tra le due navate, un intervento che ha permesso di creare un passaggio simile a una strada urbana. Attraverso la demolizione selettiva di solai e copertura del corpo intermedio, mantenendo intatte le facciate e le travi portanti per la stabilità, questo passaggio si trasforma in uno spazio pubblico durante le ore di apertura, facilitando l'accesso e l'organizzazione delle attività del centro e promuovendo l'incontro tra utenti e cittadini. Una scalinata alla fine del passaggio risolve il dislivello tra i due livelli urbani, fungendo da luogo di sosta e interazione, e conferendo al progetto una connotazione civica e culturale, invitando alla permanenza piuttosto che al semplice transito. All'interno delle due navate principali sono dislocati i vari ambienti: laboratori, aule di formazione, cucina e sala da pranzo, insieme a spazi di supporto come servizi, sale riunioni e magazzini. Per armonizzare la grande scala interna senza comprometterne l'integrità, è stato implementato un intervento strutturale mirato: nuove travi trasversali hanno convertito il sistema unidirezionale originario in uno bidirezionale, riducendo la luce delle capriate esistenti e garantendone la conservazione. L'incrocio tra la struttura preesistente e gli elementi recenti genera un'organizzazione spaziale sottile che definisce e gerarchizza gli ambienti. I volumi più compatti sono concepiti come 'scatole' opache che svolgono anche una funzione strutturale, mentre nei punti di intersezione si aprono lucernari zenitali che convogliano luce naturale al centro degli spazi principali. Luce e struttura diventano così i pilastri fondamentali del progetto.
Il nuovo intervento architettonico si allinea alla logica costruttiva originaria, basata sulla sovrapposizione di elementi lignei, estendendola a nuove travi, volumi chiusi e lucernari, creando una coerenza materica e costruttiva che valorizza la storia dell'edificio e le sue trasformazioni. La copertura è stata ripensata conservando l'estetica esterna in tegole arabe, ma integrandovi soluzioni più leggere e a maggiore efficienza energetica, con uno strato inferiore fonoassorbente per migliorare il comfort acustico. Le facciate sono state isolate internamente con un rivestimento in laterizio a vista, rispettando il ritmo originale, e all'esterno è stato ripristinato il rapporto pieno-vuoto delle aperture storiche, mantenendo visibili le tracce delle modifiche subite. L'intervento non mira a un'immagine idealizzata, ma celebra le 'cicatrici' e le stratificazioni come parte intrinseca dell'identità dell'edificio, rivelando la struttura come matrice genetica e memoria trans-storica del complesso. Sotto il profilo ambientale, il progetto integra strategie passive come l'elevato isolamento termico, la ventilazione naturale, le protezioni solari e i muri trombe nelle aperture connesse agli spazi tecnici, permettendo all'edificio di operare in equilibrio tra gli ambienti climatizzati interni e il passaggio aperto, e facendo delle condizioni naturali una componente essenziale dell'esperienza architettonica.