Montagna Italiana: Nuova Legge, Sfide Annose
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Montagna Italiana: Nuova Legge, Sfide Annose

DateFeb 02, 2026
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La legislazione montanara italiana ha recentemente visto l'introduzione di una nuova legge, la 131 del 2025, che succede alla precedente normativa risalente al 1994. Questa nuova disposizione nasce con l'intento di affrontare le complesse sfide che affliggono le aree montane del Paese, dalla crisi demografica alla necessità di servizi essenziali. Tuttavia, come sottolineato dal presidente dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), Marco Bussone, emergono diverse perplessità sulla sua capacità di fornire soluzioni concrete e durature, in assenza di un riordino istituzionale più ampio e di un adeguato supporto finanziario.

Dettagli della Nuova Normativa e le Questioni Cruciali

Il 2 febbraio 2026, la discussione sulla nuova legge italiana per la montagna, approvata nel settembre 2025, si è intensificata. Marco Bussone, presidente dell'UNCEM, ha espresso le sue riserve riguardo all'efficacia di questa normativa. La legge, che giunge 31 anni dopo la precedente (la 97 del 1994), intende rivitalizzare le Alpi e gli Appennini, che costituiscono quasi la metà del territorio italiano, affrontando problemi come lo spopolamento e la carenza di servizi. Con la 131 del 2025, il Parlamento ha rinnovato l'attenzione sulle zone montane, ma senza aggiungere nuove risorse rispetto ai 200 milioni di euro annui già stanziati dal Governo Draghi nel dicembre 2021 per il Fondo per lo sviluppo delle montagne. La sua attuazione richiederà ben 35 decreti, un numero che solleva interrogativi sulla rapidità ed efficacia degli interventi.

Uno dei punti più complessi della nuova legge è la ridefinizione dei comuni montani, che si basa su parametri di altitudine e pendenza, ma che rischia di non considerare appieno le diversità socio-economiche. Questo approccio è stato criticato per non aver promosso una riforma istituzionale degli enti locali, un'urgenza per l'Italia che, con circa 7.900 comuni, è l'ultimo Paese europeo a non aver legiferato in merito alla loro cooperazione e alla distinzione delle funzioni tra centri piccoli e grandi. Nonostante l'esistenza di 70 Comunità montane e 450 Unioni di comuni che cercano di unire le forze per sopravvivere, la legge non affronta questo tema centrale. La normativa prevede anche l'introduzione di una nuova Strategia per la montagna italiana, la cui integrazione con le Strategie esistenti per le Aree interne, le Green Community e lo Sviluppo Sostenibile si preannuncia ardua. Sul fronte dei servizi, la legge tenta di rilanciare quanto già previsto dalla Legge sui piccoli comuni (158/2017), con incentivi per medici di base, crediti d'imposta per il personale sanitario e supporto per le scuole di montagna. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dall'aggiornamento delle normative da parte dei ministeri competenti, cosa che in passato non è avvenuta. Particolare attenzione è dedicata alle foreste, con l'obiettivo di semplificare le norme sui cantieri e valorizzare gli ecosistemi, riproponendo il tema dei servizi ecosistemici-ambientali. Infine, la legge incentiva il "lavoro agile", le imprese giovanili e la natalità, ma i 200 milioni di euro stanziati sono considerati insufficienti a sostenere proposte di così ampia portata. Le Regioni, molte delle quali non hanno una legislazione specifica per la montagna o fondi dedicati, dovranno svolgere un ruolo cruciale, così come la nuova programmazione europea 2028-2034, che dovrà riconoscere la montagna come un asse centrale per l'Unione.

L'introduzione della nuova legge sulla montagna, pur rappresentando un passo avanti dopo decenni, evidenzia quanto sia complessa la gestione delle aree montane. Le perplessità sollevate da Marco Bussone ci spingono a riflettere sull'importanza di un approccio olistico e realmente integrato. Non basta legiferare, ma è fondamentale garantire risorse adeguate, un coordinamento inter-istituzionale efficace e una chiara definizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti. Solo così potremo sperare di trasformare queste aree da "vecchi problemi" a nuove opportunità, assicurando un futuro sostenibile e prospero per le comunità che le abitano.

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