Cemento e Abusi: Il Vero Ciclone Che Minaccia le Coste Italiane
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Cemento e Abusi: Il Vero Ciclone Che Minaccia le Coste Italiane

DateJan 28, 2026
Read Time3 min

Il recente ciclone Harry, che ha colpito le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna, ha riportato in primo piano la discussione sulla vulnerabilità dei nostri litorali. Tuttavia, al di là dell'evento meteorologico, la vera minaccia è rappresentata dalla costante aggressione del cemento e dagli abusi edilizi che da decenni compromettono la stabilità e la bellezza del paesaggio costiero italiano. Questo fenomeno, purtroppo, non è un'emergenza improvvisa, ma il risultato di anni di incuria e decisioni controverse.

La Vera Tempesta: Cementificazione e Abusi Edilizi sulle Coste Italiane

In un drammatico bilancio del 28 gennaio 2026, a seguito dell'impatto devastante del ciclone Harry sulle coste di Sicilia, Calabria e Sardegna, emerge una preoccupante realtà: i danni subiti non sono solo il frutto della furia degli elementi, ma anche e soprattutto di una fragilità territoriale intrinseca, aggravata da decenni di edificazioni indiscriminate, spesso abusive, e da una diffusa negligenza. L'evento ha riportato alla ribalta la Legge Galasso del 1985, un baluardo per la protezione costiera, la cui efficacia è stata purtroppo minata da continue deroghe e applicazioni poco rigorose.

La questione degli stabilimenti balneari è emblematica di questa problematica. Nonostante le normative sul demanio marittimo, vaste porzioni di spiagge sono state privatizzate e rese inaccessibili. Mentre fonti governative indicano che circa il 33% degli 8.000 chilometri di spiagge italiane è in concessione, Legambiente, nel suo Rapporto Spiagge 2024, denuncia percentuali che in alcune aree sfiorano l'80%. Gli eventi climatici estremi, come il ciclone Harry, aggravano l'erosione costiera, restringendo ulteriormente gli spazi disponibili e alimentando tensioni tra interessi economici e tutela ambientale. Nonostante i richiami dell'Europa, la politica italiana ha mostrato una sorprendente inerzia nel riformare il sistema delle concessioni, lasciando che strutture temporanee si trasformassero in edifici permanenti, vulnerabili agli eventi invernali.

L'"Atlante 2025: Territori in trasformazione" di ISPRA rivela un quadro allarmante: le coste italiane registrano i tassi più elevati di consumo di suolo, con le regioni meridionali come Sicilia e Calabria che superano il 30% di cementificazione, un dato che non accenna a diminuire. Paolo Pileri, in un articolo su altreconomia.it intitolato "Il ciclone Harry e quel silenzio imbarazzante della politica sul consumo di suolo lungo le coste", ha aspramente criticato l'approccio politico, che si concentra solo sui risarcimenti e la ricostruzione, ignorando le cause profonde del problema: il riscaldamento globale e un modello economico insostenibile. L'autore sottolinea l'ironia di contare i danni economici, stimati in oltre un miliardo di euro, senza interrogarsi sulla natura di ciò che è stato distrutto, spesso strutture balneari che, sebbene temporanee per legge, hanno occupato illegalmente spazi vitali della battigia.

Questo scenario impone una riflessione urgente e una presa di coscienza collettiva. Non si tratta solo di riparare i danni causati da un singolo ciclone, ma di rivedere radicalmente il nostro modo di concepire, progettare e costruire lungo i litorali. La conservazione del paesaggio costiero, la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del patrimonio naturale devono diventare le priorità assolute, superando gli interessi di parte e le logiche emergenziali. Solo così potremo proteggere le nostre coste da future tempeste, naturali e antropiche.

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