Milano: L'emergenza abitativa degli studenti universitari
Un'approfondita ricerca condotta dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Milano-Bicocca mette in luce una situazione critica per gli studenti universitari milanesi in cerca di alloggio. La carenza di sistemazioni a costi contenuti, l'aumento dei prezzi degli affitti e la crescente necessità di pendolarismo stanno creando forti tensioni nel mercato immobiliare locale. Questa congiuntura non solo impatta economicamente gli studenti e le loro famiglie, ma accentua anche le disuguaglianze sociali, trasformando la ricerca di un luogo dove vivere in un ostacolo significativo al percorso accademico e allo sviluppo personale.
Lo studio, che ha coinvolto oltre 19.000 studenti, pari a più della metà della popolazione studentesca dell'ateneo, ha delineato un quadro preoccupante. Oltre il 50% degli intervistati ha dichiarato di pagare un canone di locazione mensile compreso tra 435 e 650 euro, mentre un ulteriore 25% si trova nella fascia tra 650 e 970 euro. Queste cifre rendono gli affitti insostenibili per molti, con quasi la metà degli studenti affittuari che dipendono completamente dal sostegno economico dei genitori. A ciò si aggiunge la precarietà contrattuale, con un numero significativo di studenti costretti a vivere in affitti a breve termine o senza un contratto regolare, evidenziando una grave mancanza di tutele.
La ricerca ha anche evidenziato come l'autonomia abitativa tenda a crescere con l'avanzare del percorso universitario. Se gli studenti del primo ciclo accademico sono spesso costretti a fare i pendolari, i laureandi magistrali preferiscono stabilirsi in città, vedendo Milano come un trampolino di lancio per il loro ingresso nel mondo del lavoro. Tuttavia, questa scelta comporta costi elevati e contribuisce a incrementare la pressione sul mercato degli alloggi. Le residenze universitarie pubbliche riescono a soddisfare solo una minima parte della domanda, coprendo appena il 9% del fabbisogno, contro una media europea del 20%. A fronte di circa 70.000 studenti fuori sede nel 2022/2023, Milano disponeva di soli 6.500 posti letto in residenze, di cui meno della metà riservati a chi beneficia del Diritto allo Studio Universitario (DSU).
Questo divario è stato in parte colmato dal settore privato, con le cosiddette purpose-built student accommodation (PBSA) che offrono circa 6.140 posti letto. Tuttavia, i costi sono proibitivi, raggiungendo nel 2023 una media di 1.420 euro mensili per una stanza singola, il prezzo più alto d'Italia. Milano, pur essendo un centro attrattivo per i talenti, rischia così di escludere una vasta fetta della popolazione studentesca a causa dei costi abitativi.
La disponibilità degli studenti a spostarsi verso i comuni limitrofi a nord di Milano e verso Monza suggerisce che una politica di residenze diffuse potrebbe essere una soluzione, ma solo se accompagnata da infrastrutture di trasporto rapido ed efficiente. In assenza di ciò, la questione abitativa potrebbe ulteriormente amplificare le disuguaglianze sociali e territoriali. Il sistema abitativo italiano, storicamente orientato alla proprietà privata, manca di un'adeguata offerta di alloggi sociali e di supporto per i giovani, rendendo la situazione ancora più complessa.
Per affrontare queste problematiche, è stato istituito il Centro di Ricerc-Azione sull'Abitare Studentesco di Ateneo (C.A.S.A.). Questo laboratorio interdisciplinare si propone di monitorare le dinamiche abitative, sviluppare soluzioni innovative e fornire agli atenei dati concreti per l'implementazione di politiche basate sull'evidenza. Con oltre 210.000 studenti distribuiti tra otto poli universitari, Milano rappresenta un esempio emblematico di come l'università sia diventata un motore di trasformazione urbana. La sfida cruciale per la città è trasformare la sua eccellenza formativa in un sistema abitativo equo e sostenibile, capace di ridurre le disuguaglianze e garantire a tutti gli studenti il diritto di accedere a un'istruzione di qualità senza barriere abitative.