Concéntrico: L'Architettura come Esperienza Collettiva e Trasformativa a Logroño
L'Effimero che Rimodella la Città: Il Festival Concéntrico in Azione
Il Diritto all'Abitare e il Legame con la Propria Terra: L'Architettura Come Espressione di Appartenenza
La narrazione della dodicesima edizione di Concéntrico prende le mosse dall'affermazione che abitare non è solo un diritto universale, ma anche un profondo legame di appartenenza alla propria terra. Questo concetto è stato splendidamente incarnato dall'opera “Cathedral for One” degli AAU Anastas, fratelli Elias e Yousef Anastas. La loro installazione, situata nel cortile del COAR a Logroño, è una cappella laica realizzata con blocchi di marmo recuperato. All'interno, la musica di Radio Al-Hara crea un'atmosfera intima, connettendo i visitatori al popolo di Gaza e trasformando l'esperienza individuale in un momento condiviso di riflessione e connessione.
La Potenza del Suono e la Pietra come Simbolo di Identità: Un Ponte tra Culture
Gli architetti palestinesi AAU Anastas hanno sottolineato come il suono sia un potentissimo strumento di connessione, capace di superare ogni barriera. Entrare nella loro installazione e ascoltare significa stabilire una relazione con gli altri, trasformando l'esperienza individuale in un momento condiviso di profonda riflessione. Questa opera è il risultato di una lunga ricerca dello studio sul rapporto intrinseco tra pietra, territorio e identità. In contesti come la Palestina, costruire non è mai un atto neutro; ogni struttura, sia essa un muro, una casa o uno spazio pubblico, diventa una dichiarazione di presenza e appartenenza, assumendo una dimensione culturale e politica in un territorio costantemente minacciato dall'espropriazione.
Concéntrico: Un Palcoscenico per Voci Radicali e Narrazioni in Evoluzione
Il festival Concéntrico si distingue per la sua capacità di offrire una piattaforma libera per l'espressione del pensiero progettuale, attirando le voci più audaci della scena architettonica globale. Ogni anno, decine di studi, tra cui Atelier Lanza, Piovenefabi, Takk e Studio Ossidiana, sono invitati a confrontarsi con una scala di progetto che, sebbene apparentemente periferica, si rivela essere un terreno fertile per l'innovazione. Javier Peña Ibáñez, fondatore dell'evento, descrive Concéntrico come una narrazione in continua evoluzione, capace di adattarsi, trasformarsi e accogliere nuove riflessioni che attingono dal passato per affrontare le sfide del presente.
Logroño: Un Laboratorio Urbano di Relazione, Memoria e Sperimentazione
Logroño, con il suo ricco tessuto urbano fatto di facciate storiche, scorci pittoreschi e stratificazioni cresciute lungo il Cammino di Santiago, si è rivelata il campo di prova ideale per Concéntrico. La città si è adattata, diventando un laboratorio a cielo aperto per esplorare le relazioni umane, la memoria storica e la sperimentazione architettonica. Peña Ibáñez spiega come la sfida sia sempre quella di coinvolgere la comunità nel processo di produzione di conoscenza, plasmando l'identità del territorio e restituendo, di edizione in edizione, nuovi capitoli al manuale dell'architetto contemporaneo. Il festival va oltre la semplice occupazione della città, attivandola attraverso una rete di pratiche condivise e intelligenze collettive che trascendono i limiti dell'evento.
Identità Locale e Immaginari Condivisi: Nuovi Significati Attraverso il Design
Il curatore ha evidenziato un significativo passo avanti nell'ultima edizione, sia per i temi affrontati che per le modalità di approccio. Dopo la pubblicazione di “Concéntrico: Urban Innovation Laboratory”, il binomio identità/finzione è emerso come uno dei nuclei centrali del festival. Questo tema esplora come le tradizioni e gli immaginari collettivi possano fungere da strumenti di connessione tra culture diverse. In quest'ottica, il processo progettuale si arricchisce di nuovi significati, come dimostrano gli interventi di Smiljan Radić con il suo “Circo”, che ha riempito di nuovo senso il vuoto di Calle Mayor, e del team CENTRAL + Maxime Delvaux, che in Plaza del Mercado ha allestito una spiaggia con un totem di legno, un cero laico per affidare desideri e intenzioni al fuoco della festa di San Juan.
L'Architettura come Festa: Il Ciclo di Fare e Disfare
L'intervento di Matilde Cassani, con la sua “Serrana di San Bernabé”, ha offerto una profonda riflessione semantica, dialogando con il rito che la comunità celebra l'11 giugno attorno all'Arco di San Bernabé. Cassani, insieme a Leonardo Gatti, ha rivestito la struttura temporanea con una grande gonna rossa, un leggerissimo tessuto tecnico simile a quello delle mongolfiere. Questo gesto ha interpretato il rapporto tra tempo, memoria e comunità, dilatando i tempi della festa. Sebbene il movimento di gonfiamento e svelamento della struttura metallica sia rimasto solo suggerito per ragioni tecniche, ha messo in evidenza il tema centrale del progetto: l'architettura, come le feste, non è un oggetto concluso, ma un processo continuo che si crea e si disfa, perpetuandosi nel tempo. Allo stesso modo, l'identità non è un concetto statico, ma una sintesi dinamica di spinte collettive, sempre in trasformazione, sfidando ogni visione sovranista.
Ecologie Urbane: Un Nuovo Sguardo sul Paesaggio e lo Spazio Pubblico
Con la sezione “Ecologie Urbane”, il festival ha ampliato la sua prospettiva di indagine al paesaggio, esplorando l'interconnessione tra natura, risorse e progetto. Questa traiettoria ha interrogato materiali, tecniche costruttive e nuove modalità di abitare lo spazio pubblico, con particolare attenzione agli effetti della crisi ambientale. Il collettivo berlinese raumlabor ha creato un rifugio climatico in Plaza de la Diversidad, mentre Boltshauser × Garbizu Collar ha esplorato il legame tra terra, architettura e cultura del vino nell'area di Santiago. Parabase, invece, ha sviluppato il suo progetto nella zona della stazione degli autobus e dei treni, dimostrando come l'architettura possa rispondere alle sfide ecologiche e promuovere una maggiore consapevolezza ambientale.
L'Effimero che Lascia Segni Indelebili: Il Potere Trasformativo dell'Architettura Temporanea
La traiettoria “Agenti Effimeri”, che include anche l'opera degli AAU Anastas, ha avuto il compito di spingere l'immaginazione oltre ogni confine, riconoscendo alle architetture temporanee e performative il ruolo di attivatori di relazioni. Con la loro cattedrale, gli architetti palestinesi hanno spostato il discorso progettuale dalla dimensione di mera testimonianza a quella di costruzione reale di un immaginario. Hanno sottolineato come, mentre giornalisti e ricercatori documentano gli eventi, loro agiscono attraverso l'architettura e il pensiero creativo, dimostrando che anche un gesto breve e temporaneo può lasciare tracce profonde nella città, nella memoria collettiva e nel modo in cui percepiamo lo spazio che condividiamo.
Occupare i Vuoti e Immaginare Nuovi Destini: La Partecipazione come Motore di Innovazione
Amanda Pinatih e Gabriel Fontana, con il loro intervento al Parque Gallarza, hanno accolto la sfida di comprendere il potenziale dell'effimero come condizione progettuale aperta, capace di generare connessioni, attivare relazioni e sperimentare nuove forme di partecipazione. Un esempio lampante è “Frontones Danzantes” di 2050+ al Parking del Revellín, dove tre pareti mobili su una rete metallica illuminata di notte hanno trasformato un parcheggio in uno spazio ludico per la pelota basca, la pallacanestro e il calcio, aprendosi a usi ancora inesplorati come l'arrampicata o la pallavolo. Erica Petrillo ha spiegato che lo sport diventa uno strumento per riflettere sul concetto più ampio di post-abitazione, ovvero come riappropriarsi di luoghi esausti e destinarli a nuove funzioni. Nonostante la leggerezza costruttiva di molti progetti li renda potenzialmente itineranti, Javier Peña Ibáñez ha evidenziato la contraddizione che la possibilità di migrare non sempre coincide con la realtà, sottolineando che "qualcosa inevitabilmente si perde". Tuttavia, elementi delle edizioni passate sono rimasti a Logroño, conservati o trasformati, pronti a reincarnarsi, assumendo nuove forme, significati e vite, come suggerisce Matilde Cassani.