Pujiang: Un Ponte Culturale nell'Architettura di Vittorio Gregotti a Shanghai
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Pujiang: Un Ponte Culturale nell'Architettura di Vittorio Gregotti a Shanghai

DateNov 29, 2025
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Vent'anni dopo la sua realizzazione, Pujiang Town, la città cinese ideata dal celebre architetto Vittorio Gregotti, continua a essere un esempio emblematico di urbanistica internazionale. I materiali inediti custoditi presso l'archivio professionale di Gregotti al Casva di Milano offrono oggi una prospettiva unica per esplorare le profonde intenzioni progettuali e la genesi di un'esperienza urbana che ha saputo fondere culture diverse. Il progetto, nato nell'ambito del programma “One City, Nine Towns” di Shanghai, rappresenta una risposta sofisticata alla crescente urbanizzazione, cercando di creare nuove centralità che regolamentassero l'espansione cittadina. Attraverso disegni, relazioni e corrispondenze, si rivela la complessa visione di Gregotti, orientata alla creazione di una città senza grattacieli, che privilegia la mescolanza funzionale e sociale, e che vede nello spazio pubblico il fulcro della vita comunitaria. Pujiang Town si configura così non solo come un'opera architettonica di grande portata, ma come un esperimento di traduzione culturale, dove la razionalità compositiva europea incontra la morfologia ambientale cinese, dimostrando la capacità del progetto urbano di innescare un dialogo tra tradizioni differenti.

L'Eredità Urbana di Vittorio Gregotti a Pujiang: Un Viaggio Tra Archivi e Paesaggi Cinesi

Circa venti anni fa, la città di Shanghai vide nascere un'iniziativa urbanistica senza precedenti: il programma “One City, Nine Towns”. Tra le sue gemme più preziose, spicca Pujiang Town, un insediamento concepito e realizzato sotto la guida visionaria dell'architetto italiano Vittorio Gregotti, in collaborazione con Augusto Cagnardi. Questa straordinaria esperienza progettuale, che ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama urbanistico contemporaneo, è ora oggetto di un'approfondita analisi grazie ai preziosi materiali custoditi nell'archivio professionale di Gregotti, presso il Centro di Alti Studi sulle Arti Visive (Casva) del Comune di Milano, inaugurato recentemente nell'ex mercato coperto del QT8.

Il progetto di Pujiang Town, destinato ad accogliere tra gli 80.000 e i 100.000 residenti nel distretto di Minhang, mirava a decongestionare l'area metropolitana di Shanghai attraverso la creazione di una città satellite. La richiesta esplicita del concorso internazionale era l'elaborazione di un'identità architettonica italiana, un compito che Gregotti e il suo team hanno affrontato con maestria. La loro proposta vincente, apprezzata per la razionalità compositiva e l'integrazione con il contesto, ha saputo superare la mera imitazione stilistica, proponendo una sintesi tra le culture urbane cinese e greco-romana. Il reticolo ortogonale, principio insediativo e distributivo cardine, è stato declinato alla geografia locale, caratterizzata da una fitta rete di canali fluviali, attraverso l'introduzione di grandi “quadras” di 300 per 300 metri, che richiamano la metafora del campo agricolo cinese.

Al centro della visione di Gregotti vi era la creazione di una città senza grattacieli, votata alla mescolanza funzionale e sociale, dove la prossimità fisica tra le parti favorisse l'interazione umana. Il masterplan generale, curato dallo studio Gregotti, prevedeva un asse centrale largo 300 metri, concepito come un parco lineare nord-sud, destinato a ospitare edifici pubblici e una sequenza di piazze culminanti in un nodo commerciale centrale. Questo spazio, nelle intenzioni progettuali, doveva fungere da moderno foro urbano, luogo di incontro e scambio sociale, espressione di identità civica e rappresentazione collettiva. La rete viaria, articolata su tre livelli (primario, secondario, ciclabile/pedonale), si integrava armoniosamente con il sistema dei canali navigabili, creando connessioni infrastrutturali e paesaggistiche con il fiume Huangpu, a dimostrazione della volontà di coniugare la tradizione della polis classica con la morfologia ambientale cinese.

L'esame comparato tra i materiali d'archivio e la configurazione attuale di Pujiang rivela come le eventuali differenze tra progetto e realizzazione non siano tanto deviazioni, quanto piuttosto esiti di un adattamento del modello gregottiano al contesto normativo e operativo cinese. Ciò che emerge con forza è la persistenza del disegno urbano come principio ordinatore, la cui traccia si mantiene intatta nella struttura della città, resistendo alle trasformazioni urbanistiche contemporanee. Pujiang Town è, in definitiva, una testimonianza eloquente della capacità del progetto urbano di farsi strumento di dialogo interculturale, dove il disegno diventa una forma primaria di conoscenza e interpretazione della città contemporanea, offrendo spunti di riflessione ancora attuali per l'urbanistica globale.

Questo profondo studio del caso Pujiang ci invita a riflettere sull'importanza degli archivi come custodi della memoria progettuale e sulla loro capacità di illuminare le sfide e le soluzioni dell'urbanistica moderna. L'opera di Vittorio Gregotti, riletta attraverso questi materiali, ci ricorda che l'architettura è un linguaggio universale, capace di tessere fili tra diverse culture e di plasmare spazi che riflettano un'armonia tra uomo, ambiente e storia. Pujiang Town è un esempio lampante di come un'idea progettuale possa superare i confini geografici e temporali, diventando un faro per il futuro delle città globali.

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