L'approccio non convenzionale di (ab)Normal all'architettura e al design
Il collettivo milanese (ab)Normal, fondato da Luigi Savio, Mattia Inselvini e Davide Masserini, si posiziona all'avanguardia dell'architettura e del design contemporanei, sfidando le narrazioni tradizionali e promuovendo un approccio critico alla realtà. La loro nomina a curatori del Padiglione Italia alla Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, prevista per il 2027, conferma il riconoscimento di una pratica che privilegia l'esplorazione di spazi non convenzionali e la riflessione sulle distopie moderne. Attraverso opere che si muovono tra il tangibile e il virtuale, e che utilizzano elementi architettonici quotidiani in modi inaspettati, (ab)Normal invita il pubblico a riconsiderare il concetto di 'normalità' nell'ambiente costruito. Il loro lavoro non si limita a proporre nuove estetiche, ma cerca di innescare un dialogo critico sull'impatto della tecnologia e sulla qualità della vita, influenzando una nuova generazione di designer e architetti.
Lo studio non si limita alla dimensione speculativa, ma integra la riflessione teorica con una forte componente commerciale, creando un connubio tra ricerca e applicazione pratica. La loro estetica, che a volte incorpora elementi 'prepper' e survivalisti, non è solo una scelta stilistica, ma una dichiarazione sui tempi che cambiano e sull'importanza di mantenere lucidità e apertura mentale di fronte alle sfide future. Questo approccio si riflette in installazioni e progetti che, pur essendo radicali, riescono a comunicare messaggi profondi e universali, stimolando una nuova consapevolezza sul ruolo dell'architettura nella società. (ab)Normal dimostra come l'innovazione possa emergere dalla capacità di osservare e reinterpretare il quotidiano, trasformando l'ordinario in straordinario e il marginale in centro di dibattito.
(ab)Normal: Un'Architettura che Scompone le Regole
Il collettivo (ab)Normal, composto da Luigi Savio, Mattia Inselvini e Davide Masserini, si distingue nel panorama dell'architettura contemporanea per la sua capacità di decostruire le convenzioni e di offrire nuove prospettive sull'abitare. Il loro lavoro è una fusione di estetica e filosofia, dove volumi geometrici dalle proporzioni audaci, arricchiti da tonalità fluorescenti e materiali inusuali come fogli metallici piegati per simulare tetti, sfidano l'immaginario comune. Elementi apparentemente incongruenti, quali telecamere di videosorveglianza e pannelli solari, vengono integrati nelle strutture come complementi d'arredo, sottolineando una critica sottile ma potente al nostro rapporto con la tecnologia e la sorveglianza. Questo approccio non convenzionale non è fine a se stesso, ma mira a generare una profonda riflessione sulla vita urbana e sui modi in cui l'architettura può interagire con essa. La loro scelta di concentrarsi sull'architettura 'generica' e sul 'bassorilievo urbano' – gli edifici pubblici e residenziali che formano il tessuto della vita quotidiana – anziché limitarsi a progetti iconici, riflette una volontà di democratizzare il dibattito architettonico e di porre l'attenzione su ciò che spesso viene trascurato dalla narrazione dominante.
La pratica di (ab)Normal si manifesta attraverso un'esplorazione senza confini tra il regno virtuale e quello tangibile, tra l'effimero e il permanente. Questo dinamismo consente loro di superare le barriere disciplinari e di affrontare il design e l'architettura da angolazioni multiple. La loro visione è profondamente radicata nella ricerca di una sintesi tra la riflessione speculativa e le esigenze commerciali, dimostrando che l'innovazione e la critica possono coesistere con la funzionalità e l'accessibilità. Il nome stesso del collettivo, (ab)Normal, racchiude l'essenza della loro filosofia: abbracciare tutto ciò che devia dalla norma, trasformandolo in una fonte di ispirazione e in un catalizzatore per il cambiamento. Le loro installazioni, come quella curata per la XXIV Triennale di Milano, non sono semplici esposizioni, ma ambienti immersivi che invitano il visitatore a un'esperienza attiva, stimolando la percezione e la comprensione di nuovi modi di concepire lo spazio e il tempo. Questo li rende un punto di riferimento per chi cerca un'architettura che non si limiti a costruire, ma che dialoghi, interroghi e provochi, spingendo costantemente i confini della disciplina.
L'Identità Progettuale di (ab)Normal: tra Critica Sociale e Visione Futura
L'identità di (ab)Normal trascende la mera definizione di studio di architettura, configurandosi come un vero e proprio laboratorio di idee e un archivio di narrazioni sull'anonimato autoriale. Lungi dal perseguire un'immagine patinata o l'adesione a standard estetici predefiniti, il collettivo milanese si concentra sul retroscena progettuale, sulla profondità concettuale che sottende ogni creazione. Il loro 'lieto fine' non è la perfezione visibile, ma la capacità di stimolare una riflessione critica, gettando le basi per un 'mainstream' accessibile e rilevante per le nuove generazioni. L'influenza di figure come Rem Koolhaas è evidente nella loro metodologia: un'indagine approfondita su come la storia e i processi che vanno oltre il mero atto progettuale influenzino lo sviluppo culturale e la percezione popolare. Questa prospettiva li porta a concepire l'architettura come una forma di critica, non attraverso dichiarazioni esplicite, ma attraverso provocazioni che suggeriscono nuove riflessioni sulle 'distopie del contemporaneo', in particolare sul complesso rapporto tra l'individuo e l'impatto delle tecnologie sulla qualità della vita. La loro installazione alla Milano Design Week 2023, 'Together in Electric Dreams', ne è un esempio lampante, offrendo uno spazio immersivo che invita alla contemplazione e all'autoanalisi.
Nell'ambito di 'Together in Electric Dreams', i visitatori sono stati condotti in un ambiente progettato per indurre una profonda immersione e riflessione. Un letto king size, concepito come un 'palco-prigione', invitava il pubblico a sdraiarsi e a connettersi con video proiettati sulle pareti, trasformandoli in protagonisti dell'esperienza e stimolando un esame critico sull'uso dei dispositivi di connessione e sulle potenziali manipolazioni che ne derivano. Questa installazione non solo ha richiamato l'omaggio alla geometria di Kibanda, una residenza di Giandomenico Belotti, ma ha anche citato il più prosaico 'working bed' di Hugh Hefner, fondatore di Playboy, come archetipo di un portale per sognare, lavorare e intrattenere, sorprendentemente attuale nell'era dei 'TikToker'. Il kit di sopravvivenza C.P. Company Metropolis e la piramide di cartone per Sunnei e Camper, ispirata a Cyprien Gaillard, evidenziano la loro attitudine al 'survivalismo' e la capacità di decontestualizzare, sovvertire e replicare elementi, sempre con un occhio attento alla storia dell'architettura e all'esplorazione materica. Luigi Savio sintetizza questa filosofia: "Mantenere la lucidità anche nel cambio di scala: sguardo sempre focalizzato e mente aperta." In definitiva, per (ab)Normal, la vita stessa si trasforma in progetto, e ogni creazione è un'occasione per ripensare il mondo e il nostro posto in esso.