Influenza Felina: Comprendere, Trattare e Prevenire la Malattia Respiratoria del Gatto
Animale Domestico

Influenza Felina: Comprendere, Trattare e Prevenire la Malattia Respiratoria del Gatto

DateFeb 03, 2026, 10:21 AM
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L'influenza felina, spesso confusa con la comune influenza umana o aviaria, rappresenta una delle infezioni respiratorie più diffuse tra i gatti. Questa condizione virale altamente contagiosa colpisce le alte vie respiratorie, manifestandosi con sintomi caratteristici come starnuti, secrezioni nasali e congiuntivite. Comprendere le origini, le modalità di diffusione, le opzioni diagnostiche e terapeutiche, nonché le strategie preventive, è fondamentale per garantire il benessere dei nostri amici felini e gestire efficacemente la malattia.

Questa patologia, nota anche come raffreddore del gatto, è principalmente scatenata da due agenti virali: l'Herpes virus felino di tipo 1 (FHV-1) e il Calicivirus felino (FCV). Entrambi i virus sono noti per la loro capacità di rimanere in forma latente nell'organismo dell'animale, riattivandosi in periodi di stress o in presenza di altre malattie, il che rende i gatti affetti una potenziale fonte di contagio anche in assenza di sintomi acuti. L'Herpes virus felino di tipo 1 è un virus a DNA che agisce in modo simile all'Herpes simplex umano, causando la rinotracheite felina, mentre il Calicivirus felino, un virus a RNA, è caratterizzato da una notevole capacità di mutazione, che porta alla formazione di nuove varianti.

La trasmissione avviene prevalentemente tramite contatto diretto con le secrezioni di gatti infetti, come saliva e fluidi nasali e oculari. Anche oggetti contaminati, come ciotole o lettiere, e persino il contatto indiretto attraverso gli esseri umani che hanno toccato un animale infetto, possono contribuire alla diffusione. È importante sottolineare che l'influenza felina non è trasmissibile all'uomo. I gatti infetti sono contagiosi per un periodo che va dall'incubazione (2-6 giorni) fino a 2-3 settimane dopo la comparsa dei sintomi.

I sintomi tipici includono starnuti, tosse, naso che cola, congiuntivite, febbre, perdita di appetito e letargia. In alcuni casi, possono comparire anche strabismo, lacrimazione eccessiva e linfonodi ingrossati. Le complicanze possono essere gravi e includere polmonite, ulcere orali (specie con il Calicivirus), zoppia e, in ceppi particolarmente aggressivi, una malattia sistemica con elevata mortalità. Sia l'Herpes virus che il Calicivirus possono causare cheratite, che, se non trattata, può portare a ulcere corneali, cicatrici e persino cecità. Le infezioni batteriche secondarie sono un'ulteriore complicazione comune.

La diagnosi si basa su anamnesi, esame obiettivo e, talvolta, test oftalmici specifici come il Test di Schirmer e il Test della fluoresceina. Per una conferma definitiva, il veterinario può ricorrere alla ricerca e all'isolamento delle particelle virali tramite test PCR. Al momento non esiste una cura specifica, ma il trattamento è sintomatico e mirato a supportare il gatto durante la malattia. Questo può includere l'umidificazione dell'ambiente per alleviare la congestione nasale, la pulizia delle secrezioni, l'uso di gocce oculari lubrificanti e, in alcuni casi, farmaci antinfiammatori o antivirali come il famciclovir. In presenza di infezioni batteriche secondarie, è indicata una terapia antibiotica. La disinfezione delle superfici contaminate con candeggina o acqua calda e sapone è essenziale per prevenire la diffusione del virus.

La maggior parte dei gatti guarisce spontaneamente entro 10-20 giorni, ma i gattini e gli animali anziani o immunocompromessi sono più a rischio di complicanze. La prevenzione è possibile grazie a vaccini efficaci contro il Calicivirus felino e l'Herpes virus felino di tipo 1. Sebbene la vaccinazione non elimini completamente il rischio di infezione, ne riduce significativamente la gravità e la durata, offrendo una buona protezione. In caso di sintomi gravi o persistenti, è fondamentale consultare tempestivamente il veterinario.