Il Rifugio Doshi: Un Santuario di Pace al Vitra Campus
Il Vitra Campus di Weil am Rhein, situato al confine tra Germania e Svizzera, si è evoluto nel tempo da mero sito produttivo a un dinamico paesaggio multifunzionale. Conosciuto come un museo a cielo aperto, un parco pubblico e un polo gastronomico e commerciale, ospita capolavori architettonici di Gehry, Hadid, Herzog & de Meuron e Siza. A questa collezione si unisce ora un'opera unica: il Doshi Retreat. Ideato dal premiato Pritzker Balkrishna Doshi, con la collaborazione di Khushnu Panthaki Hoof e Sönke Hoof, questo spazio si distingue non come un mero edificio da ammirare, ma come un santuario intimo destinato alla riflessione e alla quiete, dove ogni elemento contribuisce a creare un'atmosfera meditativa.
Rolf Fehlbaum, presidente emerito di Vitra, descrive come il campus abbia trasformato la sua identità, diventando un'attrazione per circa 400.000 visitatori annuali. Essi giungono per esplorare l'architettura, le esposizioni del Vitra Design Museum, i giardini e le offerte culinarie. Inizialmente, l'espansione del campus aveva alterato l'ambiente naturale, ma negli anni recenti si è intrapresa una riqualificazione ecologica, con la creazione di giardini, boschi e specchi d'acqua, oltre a una significativa riduzione delle superfici cementificate. In questo contesto di armonia ristabilita, il Doshi Retreat si inserisce come un'aggiunta inattesa ma profondamente necessaria, un epicentro di tranquillità, contemplazione e ascolto profondo.
La genesi di questo progetto affascinante affonda le radici in una suggestiva ispirazione. Fehlbaum racconta di aver mostrato a Balkrishna Doshi una fotografia di un piccolo santuario indiano, il tempio del Sole di Modhera, chiedendogli di ideare un luogo di contemplazione per il campus. Doshi accolse con entusiasmo la sfida e, in sinergia con la nipote Khushnu Panthaki Hoof, architetta e curatrice, e il marito Sönke Hoof, ha trasformato questa visione in una struttura che si fonde armoniosamente con il paesaggio circostante.
Ubicato in una radura appartata, il padiglione è accessibile tramite un percorso discendente che porta delicatamente sotto il livello del terreno. Lungo questo cammino, pareti metalliche riflettono i suoni rilassanti di gong e flauti in ceramica, diffusi da un sistema audio discretamente integrato nel pavimento. Questo percorso sinuoso e contemplativo conduce a una sala centrale, dove il visitatore è avvolto da un senso di profonda serenità. Khushnu Panthaki Hoof rivela che l'architettura è nata da un sogno di Doshi, nel quale apparivano due cobra intrecciati, simbolo di una narrazione trasformatasi in schizzi e, infine, in un progetto che invita a un viaggio di scoperta interiore.
La costruzione impiega acciaio XCarb, un materiale a basso impatto ambientale che, con il passare del tempo, acquisisce una patina naturale e calda. All'interno, la sala di contemplazione circolare ospita due panche in pietra, un bacino per la raccolta dell'acqua piovana e un gong centrale, il cuore vibrante dell'esperienza. Una fessura superiore permette l'ingresso di aria, pioggia e luce naturale, illuminando un mandala in ottone finemente lavorato a mano in India.
L'ispirazione filosofica alla base del progetto è la Kundalini, l'energia latente alla base della colonna vertebrale. Questa tradizione yogica e tantrica vede nel risveglio e nell'ascesa di tale energia attraverso i chakra il percorso verso la trasformazione spirituale. Nel Doshi Retreat, questa energia si manifesta nell'architettura stessa, nel suono e nella vibrazione. Khushnu Panthaki Hoof sottolinea come sia il suono, risuonando nel corpo del visitatore, a dissolvere il confine tra l'individuo e la struttura. L'edificio riflette il suono, trasformando il percorso e la sala in strumenti di risonanza, unendo natura e architettura in un'unica entità spirituale.
Con la realizzazione di questo spazio meditativo, il Vitra Campus inaugura una nuova dimensione, più intima e spirituale, dove l'architettura e la natura si compenetrano per formare un'unità armoniosa e trascendente.