Il Padiglione Prefabbricato Tropicale di Ferdinand Fillod Risorge a Marsiglia
Un caso sorprendente ha riportato alla luce il celebre Padiglione Tropicale, una struttura prefabbricata degli anni Cinquanta. Abbandonato e quasi dimenticato, questo capolavoro è stato amorevolmente restaurato dal gallerista francese Clément Cividino, un vero intenditore dell'architettura prefabbricata del XX secolo. Inizialmente confuso con un'opera di Jean Prouvé, si è rivelato essere uno dei nove padiglioni tropicali esistenti al mondo di Ferdinand Fillod, un innovatore incompreso. Dopo un meticoloso restauro, il padiglione è ora esposto in Catalogna, offrendo al pubblico una rara opportunità di ammirare la sua ingegneria avanzata, caratterizzata da un design a doppio tetto per una circolazione ottimale dell'aria e pannelli metallici nervati incredibilmente facili da montare. La riscoperta e l'esposizione di questo padiglione non solo onorano il genio di Fillod, ma arricchiscono anche la comprensione dell'architettura moderna e della sua storia evolutiva.
La Rinascita del Padiglione Tropicale di Ferdinand Fillod: Una Storia di Scoperta e Dedizione
La vicenda inizia circa un decennio fa a Marsiglia, quando il gallerista Clément Cividino, appassionato di architettura prefabbricata del XX secolo, si reca in visita agli uffici della SETEC, progettati dal celebre Jean Prouvé. Nel retro dell'edificio, la sua attenzione viene catturata da un ammasso di pannelli metallici arrugginiti. Inizialmente, Cividino ipotizza che si tratti di una struttura smantellata dello stesso Prouvé, data la sua ricerca costante di opere attribuibili a maestri del calibro di Prouvé. Tuttavia, una scoperta più approfondita rivela una verità sorprendente: i rottami appartengono a uno dei rari “padiglioni tropicali” di Ferdinand Fillod, un pioniere poco celebrato nell'arte delle strutture metalliche prefabbricate, attivo nei primi anni Cinquanta.
Dopo lunghe ricerche, Cividino apprende che questo padiglione è uno dei soli nove esemplari esistenti al mondo e l'unico in Francia, presentato all'Esposizione Internazionale di Urbanistica e Edilizia Abitativa di Parigi nel 1947. Il proprietario, consapevole del valore storico dell'opera, affida il padiglione a Cividino con la promessa di un accurato restauro. Sotto la supervisione del Drac (Ufficio regionale per gli affari culturali), i lavori di restauro iniziano nel 2023. Oggi, il Padiglione Tropicale risplende nella sua nuova veste, esposto al pubblico fino al 30 settembre 2025 presso il dominio di Terra Remota, un esteso vigneto di 54 ettari situato nella suggestiva regione dell'Empordà, in Catalogna. Il padiglione è un esempio eloquente della genialità di Fillod, con la sua struttura a doppio tetto che assicura una ventilazione naturale efficace e pannelli in lamiera nervata progettati per un'installazione rapida, talmente semplice che, secondo i manuali originali, due ore erano sufficienti per il montaggio.
Per completare l'allestimento, Cividino ha selezionato arredi d'eccezione, creando un dialogo tra epoche e stili. Tra questi, spiccano una credenza ideata da Le Corbusier per il suo complesso residenziale a Firminy e un tavolo originariamente creato per il villaggio olimpico dei Giochi invernali di Grenoble del 1968. Aggiungendo un tocco contemporaneo, le celebri “Well Tempered Chairs” di Ron Arad si inseriscono armoniosamente nell'ambiente. Infine, una straordinaria panca in rovere, opera di Henri Prouvé, fratello di Jean, per la chiesa di San Francesco d'Assisi a Vandoeuvre-lès-Nancy, arricchisce ulteriormente lo spazio, celebrando il design e l'innovazione architettonica.
Questa eccezionale riscoperta e il successivo restauro del Padiglione Tropicale di Ferdinand Fillod rappresentano un monito prezioso sulla necessità di preservare e valorizzare il patrimonio architettonico minore, spesso trascurato in favore di opere più celebri. La storia di Cividino ci insegna che l'occhio attento di un appassionato può riportare alla luce tesori dimenticati, offrendo una nuova prospettiva su figure innovative come Fillod. È un invito a esplorare oltre i nomi più noti, riconoscendo il contributo di tutti coloro che hanno plasmato l'architettura moderna e a non sottovalutare il potenziale di rinascita che si cela anche nei frammenti di ciò che sembra perduto.