Il Doshi Retreat al Vitra Campus: Un Santuario di Pace tra Architettura e Spiritualità
Il Vitra Campus di Weil am Rhein, rinomato polo mondiale di architettura, design e arte, continua la sua evoluzione, arricchendosi di un nuovo padiglione che fonde sapientemente spiritualità e sensorialità. Oltre una trentina di padiglioni, firmati da architetti di fama internazionale come Tadao Ando, Zaha Hadid e Renzo Piano, costellano il parco progettato da Piet Oudolf. Tra questi, spiccano il Vitra Design Museum di Frank Gehry e la Vitra Haus di Herzog & de Meuron, che espongono collezioni di design di rilevanza storica, offrendo ai visitatori un'esperienza emozionale e un preciso senso del tempo. Rolf Fehlbaum, presidente emerito di Vitra, definisce il Campus come una “biosfera viva”, che accoglie centinaia di migliaia di visitatori all'anno, attratti non solo dalle esposizioni ma anche dalle collezioni di robot e giocattoli e dall'archivio dedicato a Luis Barragán.
L'ultima aggiunta al Campus, il Doshi Retreat, inaugurato lo scorso ottobre, rappresenta uno spazio di profonda contemplazione e introspezione. Progettato dal Premio Pritzker 2018 Balkrishna Doshi in collaborazione con la nipote Khushnu Panthaki Hoof e Sönke Hoof dello studio Sangath, questo padiglione si distingue per la sua impronta indiana e l'approccio esperienziale. Nato da un'intuizione di Rolf Fehlbaum durante un viaggio in India, il progetto si ispira a un sogno di Doshi, che vide due cobra intrecciati. Il percorso sensoriale del Retreat è un invito alla lentezza e al disorientamento, dove pareti metalliche sinuose riverberano suoni di gong e flauti, conducendo a una sala centrale. Qui, un bacino d'acqua, panche di pietra e un mandala in ottone martellato a mano in India creano un ambiente di silenzio meditativo e spiritualità. La struttura parzialmente coperta accoglie luce e aria, mentre un sistema audio integrato amplifica le vibrazioni sonore. Realizzato in acciaio XCarb® donato da ArcelorMittal, il padiglione è destinato a trasformarsi nel tempo, sviluppando una patina naturale che ne modifica l'aspetto.
Khushnu Panthaki Hoof descrive il progetto come un'esperienza di Kundalini, un'energia latente che si risveglia e trasforma. Il suono, in particolare, è l'anima di questa architettura, vibrando nel corpo del visitatore e dissolvendo il confine tra l'individuo e lo spazio circostante. Il Doshi Retreat è, quindi, un invito al raccoglimento, all'incontro con l'immateriale e l'invisibile, privo di schemi predefiniti. È il lascito finale di un maestro che ha saputo tradurre la spiritualità in spazio e il silenzio in architettura, offrendo un santuario di pace in un mondo sempre più frenetico.
Questo spazio architettonico, concepito come un luogo di dialogo, umiltà, generosità e riconciliazione, ci ricorda l'importanza di connettersi con la nostra interiorità e con l'ambiente circostante. In un'epoca di continui cambiamenti e sfide, il Doshi Retreat offre un'opportunità preziosa per riflettere, trovare equilibrio e riscoprire la bellezza nella semplicità e nell'armonia tra uomo, natura e arte.