Barcellona Capitale dell'Architettura: Un'Intervista con Anna Ramos
Barcellona si distingue come epicentro globale dell'architettura per un periodo di dieci mesi, un'iniziativa curata dalla Fondazione Mies van der Rohe sotto la guida di Anna Ramos. Questo ambizioso programma si propone di rendere l'architettura accessibile e rilevante per tutti i cittadini, non solo per gli specialisti del settore, integrando eventi culturali e valorizzando il patrimonio urbano esistente. La città si trasforma in un laboratorio a cielo aperto, dove storia e innovazione convivono, promuovendo una nuova consapevolezza del tessuto urbano attraverso un calendario ricchissimo di attività.
L'inaugurazione del programma, sebbene inizialmente ostacolata da condizioni meteorologiche avverse, ha trovato slancio negli spazi restaurati del Canodromo e nell'ex sede dell'editore Gustavo Gili. Quest'ultimo edificio, un simbolo dell'architettura razionalista degli anni Cinquanta, è destinato a diventare il quartier generale della Capitale dell'Architettura e, in futuro, la Casa dell'Architettura di Barcellona, sotto la direzione della Fondazione Mies van der Rohe. Questa scelta sottolinea l'importanza di riutilizzare e valorizzare il patrimonio esistente, piuttosto che creare nuove strutture, un principio guida di tutto l'evento.
Il sindaco Jaume Collboni ha enfatizzato che questa opportunità permette ai residenti di osservare la città da una prospettiva architettonica, riscoprendone la complessità e la bellezza. Con oltre 1.500 appuntamenti distribuiti in 77 località, il programma offre una varietà di mostre, dibattiti, conferenze, visite guidate e laboratori educativi. Particolare attenzione è rivolta all'integrazione dell'architettura con altre forme d'arte come la danza, il cinema e la musica, con l'obiettivo di raggiungere un pubblico eterogeneo e promuovere una visione più democratica e periferica della cultura architettonica.
Anna Ramos, da dieci anni alla guida della Fondazione Mies van der Rohe, ha spiegato come il programma sia nato da una "open call", incoraggiando la comunità a proporre temi e attività senza imposizioni predefinite. Questo approccio ha generato una ricchezza e diversità di contenuti che difficilmente si sarebbero ottenute con una metodologia top-down. Tra gli esempi di eventi spiccano concerti nell'edificio Gustavo Gili, mostre dedicate a "Picasso: l'Architetto" e una retrospettiva su Josep Maria Jujol. Progetti come "Gestar y Abitar" e "Metropolis in the Making" affrontano temi attuali come gli alloggi sociali e la pianificazione urbana, coinvolgendo attivamente cooperative e cittadini.
La scelta degli spazi è strategica: non si costruisce nulla di nuovo, ma si valorizzano luoghi esistenti, spesso non tradizionalmente associati all'architettura. Biblioteche di quartiere, centri civici e persino mercati rionali diventano palcoscenici per eventi, rendendo l'architettura parte integrante dell'esperienza quotidiana dei cittadini. L'iniziativa si estende anche oltre i confini di Barcellona, coinvolgendo altre città della Catalogna. Una forte enfasi è posta sul coinvolgimento dei quartieri, con un team dedicato a costruire relazioni con le associazioni locali, assicurando che il programma raggiunga ogni angolo della città.
La conservazione del patrimonio storico è un altro pilastro fondamentale. Attraverso l'apertura al pubblico di edifici singolari e dibattiti sulla conservazione del patrimonio moderno, l'evento mira a sensibilizzare i cittadini sull'importanza della loro eredità architettonica. La comunicazione gioca un ruolo cruciale, con campagne mirate a diverse fasce d'età, dall'utilizzo dei social media per i giovani alla stampa tradizionale per un pubblico più adulto, e workshop extrascolastici per i bambini.
La collaborazione con partner strategici come il Col·legi d'Arquitectes e Arquinfad, insieme a 15 istituzioni accademiche, permette di amplificare la portata dell'evento. L'Italia partecipa attivamente con gli "Aperitivi d'Architettura", che promuovono il dialogo tra architetti italiani e catalani, e mostre dedicate ad Aldo Rossi e Vincenzo Carmenati. Questo approccio inclusivo e diffuso si è rivelato una scelta vincente, garantendo una varietà e ricchezza di temi che riflettono la complessità e la vitalità dell'ecosistema culturale di Barcellona.